SANGUE D’ALBICOCCA
Surf Camp
Hai mai amato qualcosa
anche mentre ti riusciva male?
Non è il surf a insegnarti qualcosa.
È l’oceano che ti corregge,
onda dopo onda,
senza spiegare.
Sangue d’Albicocca racconta una settimana di surf camp.
Un’isola battuta dal vento.
Una casa piena di mute bagnate.
Un gruppo nato quasi per caso.
Un corpo che cade, tossisce, ride, torna in acqua.
Non è una storia sul talento.
Non è un racconto sulla libertà.
È un attraversamento fatto di sale, sabbia e tentativi.
L’acqua non ti chiede di essere bravo.
Non ti aspetta.
Non ti consola.
Ti prende,
ti sposta,
ti rimanda fuori.
Sangue d’Albicocca non parla di riuscire.
Parla di cadere senza trasformare ogni caduta in una sentenza.
Di quel punto in cui una cosa può valere
anche se non diventa risultato.
Non c’è onda perfetta.
Non c’è finale da video.
C’è il vento.
C’è il sale.
C’è una traccia piccola sulle ginocchia
e la voglia assurda di rientrare ancora.
Questo racconto non è un manuale.
Non è motivazione.
Non è metafora esplicita.
È un’esperienza interiore narrata con linguaggio fisico, ruvido, diretto.
Sangue d’Albicocca fa parte della collana Abe Stories:
racconti brevi ispirati a esperienze reali,
scritti per essere attraversati lentamente, senza istruzioni.
Per chi è:
per chi riconosce la gioia sporca dei tentativi riusciti male
per chi non vuole trasformare tutto in talento, risultato o identità
per chi sente che alcune cose valgono anche senza riuscire davvero
A volte non torni in acqua perché sei pronto.
Ci torni perché qualcosa, lì dentro, ti ha preso.





